LUCA NON PARLAVA MAI – IL NUOVO LIBRO DI LUCA CARBONI

E’ uscito il 12 maggio per la casa editrice SEM, la nuova opera letteraria di Luca Carboni, Luca non
parlava mai, titolo che riprende un verso di Silvia lo sai, celebre suo brano del 1987 presente
nell’album che porta il suo nome.
È la sua prima vera autobiografia, un progetto molto personale che arriva dopo anni difficili
segnati dal lungo calvario della malattia e dal ritorno sulle scene con il tour Rio Ari O proprio nel
corso dello scorso anno.
Nel libro, Carboni racconta la propria vita attraverso luoghi, incontri e ricordi. La sua città,
Bologna, il mare, gli amici, Lucio Dalla, la musica, gli anni della formazione e il rapporto con la
famiglia. Più che una cronologia classica, sembra costruito come una geografia emotiva della sua
vita.
Tra i passaggi più toccanti c’è proprio il rapporto con Bologna: il cortile dell’infanzia, le cantine
dove nasceva la musica, le estati sull’Appennino. La città non viene descritta come sfondo, ma
come qualcosa che lo ha formato interiormente. In diversi estratti ritorna l’idea che certi luoghi
restano dentro anche quando la vita cambia completamente. Molto forte è anche la parte
dedicata agli amici e agli incontri artistici. Rimane in mente un’immagine estremamente evocativa:
Lucio Dalla che dorme sul frigo dei gelati all’osteria Da Vito. Una scena surreale, tenera e
profondamente bolognese, che riporta alla memoria una dimensione musicale umana, analogica e
molto lontana da quella social e digitale a cui siamo abituati adesso.
Poi c’è il mare e con esso le sue città e i suoi luoghi: Riccione, Rimini e infine l’Isola d’Elba.
Carboni definisce il mare una cattedrale, e lì il tono diventa quasi spirituale. Non è semplice
nostalgia, ma è il tentativo di fermare momenti che gli hanno dato un senso di libertà e
appartenenza. D’altronde il mare è un elemento che torna spesso nelle sue canzoni.

Il tono dell’intera opera rimane poetico ed intimista, esattamente in linea con il suo modo di
scrivere canzoni.
In sottofondo, persiste il tema del silenzio. Il titolo stesso, tratto come abbiamo già detto da Silvia
lo sai, lo evoca e lo porta in primo piano. Così, in contrapposizione con l’immagine di artista,
emerge e viene sottolineata quella dell’uomo, spesso introverso, più attento ad osservare che a
parlare. Tutto il corso del libro, infatti, è attraversato da questa fragilità: la difficoltà di esporsi, di
raccontarsi direttamente, di sentirsi davvero arrivato. La frase finale riportata nella presentazione
è testimonianza di ciò: Non sono diventato mai. Io sono rimasto in divenire.
E dopo gli anni di lotta contro la malattia, questa frase assume ancor più significato.
Poi c’è l’amore e con esso le persone amate, la moglie Marina e il figlio Samuele, che all’interno di
queste pagine, non diventano personaggi letterari, ma rimangono esseri umani silenziosi che
fanno parte di un quotidiano che dev’essere protetto e custodito con grande delicatezza – Infine,
ma non ultimi, ci sono Samuele e Marina.
… la delicatezza una delle qualità di Luca, che è sempre Luca, Luca lo stesso.

M.L.