IL LIGA A SAN SIRO
Sabato 20 giugno a San Siro, si è conclusa la parte estiva di “Certe Notti – Stadi 2026 / La Notte di
Certe Notti”: dopo Bibione, Roma e Torino, Ligabue ha chiuso la tournée estiva proprio a Milano,
davanti a circa 57 mila spettatori.
30 anni di “Certe Notti” e 30 anni di “Buon Compleanno Elvis”, festeggiati con il remastered
dell’album proprio l’anno scorso, diviso in sei cd tutti con versioni alternative dei suoi brani, tra cui
anche la Super Deluxe Box contenente reinterpretazioni di diversi artisti italiani, tra cui Mannoia,
Sangiorgi, De Gregori, Elisa.
Ma torniamo al live.
Ligabue ha regalato al suo pubblico un best of della sua carriera. Protagonista non è stato solo lui e
la sua musica, ma anche tutti i chitarristi che lo hanno accompagnato in questi più di trent’anni di
carriera. Primo fra tutti Fede Poggipollini, poi Max Cottafavi, fondatore dei Clan Destino e con il
quale proprio sul palco ha celebrato l’album Lambrusco, coltelli, rose e pop-corn del 1991, poi Mel
Previte e Niccolò Bossini. Non per ultimo il figlio Lenny, new entry ad accompagnarlo alla batteria
e per cui ha detto: “In genere è il padre a sostenere il figlio. In questo caso è il figlio che sostiene il
padre, perché è la batteria che sostiene tutto”.
La scaletta era incentrata principalmente sui primi album e i suoi più grandi successi, iniziando con
“Balliamo sul mondo”, poi pezzi come “Marlon Brando è sempre lui”, “Non è tempo per noi”,
“Piccola stella senza cielo”, “Una vita da mediano”, “Sulla mia strada”, “Eri bellissima”, “Libera nos
a malo”, “Urlando contro il cielo”, “Tra palco e realtà”, e la chiusura simbolica con “Certe notti”.
Due ore e mezza di musica, intervallati da due momenti legati alla nostra triste realtà: un
momento dedicato alla pace con la versione acustica di “Il mio nome è mai più” per dire sempre
no alla guerra e un momento dedicato al no contro la violenza sulle donne con l’inedito “Nessuno
è di qualcuno”.
Queste la parole del fratello, Marco: “Forse mi sbaglio. Ma ieri a San Siro ho avuto una sensazione
che non provavo da tanto.
Ho rivisto negli occhi della gente e nel modo di vivere le canzoni un trasporto antico, quasi
viscerale.
Come se per una sera tutti avessimo deciso di lasciare fuori il resto.
E durante “Urlando contro il cielo”, quella sensazione è diventata certezza.”
Ora, è tempo di pausa. Ci si rivedrà a settembre nei Palasport.
M.L.