“A SANREMO CANTO L’AMORE PER OSVALDO” Orietta Berti torna al Festival dopo 29 anni con “ Quando ti sei innamorato”.

“Una canzone d’amore classica che racconta un po’ la mia storia con Osvaldo, ma nella quale molti potranno riconoscersi”- spiega l”Orietta nazionale, tra i big della 71esima edizione di Sanremo
da martedì su Raiuno. “ Non porterò con me nessun amuleto ma un mazzetto di peperoncini rossi per schiarire la voce”.

di LUCIANO MANZOTTI
Orietta è Orietta e non si discute. Un ruolo inattaccabile tra le Signore della musica pop tricolore, oltre sedici milioni di dischi venduti e una storia lunga 55 anni da raccontare. Ora, l’attende una nuova sfida: quella di ritornare, dopo ventinove anni, al Festival di Sanremo ( 71esima edizione, da martedì su Raiuno), per la dodicesima volta con un brano dal titolo “Quando ti sei innamorato”.
Ha dichiarato più volte che a Sanremo non pensava più…
“È vero, ma mai dire mai. Ho passato mesi difficili a causa del Covid che, fortunatamente, ho combattuto e vinto. Pasquale Mammaro, il mio manager per la tv, ha inviato alcuni miei nuovi brani ad Amadeus. Dopo una ventina di giorni, la sorpresa. Il mio brano “Quando ti sei innamorato”, è piaciuto ed è stato selezionato”.
Com’è la sua canzone?
“Un brano classico che mi è piaciuto subito . Un Incontro che diventa passione. Sembra un po’ la storia d’amore tra me e Osvaldo ( il marito, Osvaldo Paterlini, sposato nel ’67). Ma è una testimonianza d’amore , nella quale credo che molte coppie si riconosceranno. Ha gli inizi con gli archi e verso la fine un bellissimo assolo dell’orchestra . Il maestro Campagnoli, ha rafforzato l’arrangiamento per sfruttare al massimo l’orchestra “.
Che effetto le fa, partecipare a quello che è stato definito il Festival dei giovanissimi “ figli del web, della rete e dei milioni di visualizzazioni”?
“ La mia amica Iva Zanicchi, dice che sarò la portabandiera della generazione che ha vissuto gli anni d’oro della musica italiana. Quando abbiamo iniziato noi, non c’era Internet, non c’erano i telefonini e nemmeno il computer. Si partecipava alle manifestazioni, si andava in televisione e si vendevano i dischi. Amo i giovani e ho molto rispetto per tutta la musica. All’ Ariston, incontrerò anche molti amici. Ci sono gli Extraliscio , romagnoli doc e Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale. Con loro, mesi fa, ho duettato nel brano “Merendine blu”. Un’esperienza nuova, mi sono divertita molto. Poi, c’è Arisa. Le sono molto affezionata”.
A proposito dei giovani big di Sanremo, il rapper torinese Wilie Peyote, vorrebbe fare un brindisi con lei…
“Lo faremo, magari con un bicchiere del nostro Lambrusco, leggero e pieno di energia”.
La via Emilia è da sempre un serbatoio incredibile di talenti. Il rock di Vasco e Ligabue, il blues di Zucchero, il talento di Dalla , per arrivare a personaggi come lei, la Zanicchi, la Pizzi, Morandi, Alice, i Nomadi. Secondo lei qual è il fil rouge che lega la nostra terra alla musica?
“Una grande tradizione, sicuramente. Da noi, si balla e si canta ovunque, da sempre. Credo che la musica sia nel nostro dna. La nostra regione è terza di gente forte, positiva, coraggiosa. E poi, forse, sarà per via del Lambrusco che ci dà gioia ( ride, ndr).”
Lei è particolarmente legata alle sue radici emiliane. Lo ha raccontato anche nella sua autobiografia uscita da poco per Rizzoli, “Tra bandiere rosse e acquasantiere “.
“La storia della mia vita pubblica e privata. Nella mia Cavriago, ho vissuto un’infanzia serena, in un’atmosfera che -a tratti- ricorda la storia di Don Camillo e Peppone. Con una mamma , comunista con certezze granitiche che mi portava ai cortei del Primo Maggio e un papà religiosissimo, col quale andavo a tutte le processioni religiose. Sono diventata una cantante, per realizzare il suo sogno di tenore mancato”.
Torniamo al Festival. Dica la verità : non pensa proprio alla vittoria?
“Non ci penso davvero. Vado a Sanremo perché ho un pezzo nel quale credo molto. Inoltre, ho un progetto musicale al quale tengo tantissimo. A marzo, uscirà un cofanetto con ben sei cd . Festeggero’ così i miei 55 anni di carriera. S’intitola “La mia vita è un film “. Sì, perché, a pensarci bene, la mia vita è stata proprio come un film. Un po’ a colori e un po’ in bianco e nero. Sono stata volitiva, disciplinata e anche molto fortunata”.
Porterà con sé un amuleto, qualche portafortuna?
“No, solamente un mazzetto di peperoncini rossi che uso da sempre per schiarire la voce. E non mancherò di regalare a Fiorello e ad Amedeo ( lei, lo chiama così, col suo vero nome, ndr) i biscotti dell’ Orietta. Me li prepara Giordano, un amico fornaio di Guastalla, ma la ricetta è mia”.