GIANNI MORANDI, LAMBRUSCO e CAPPELLETTI

“Quando ero ragazzino e cantavo già da un paio d’anni, ho passato un periodo a S. Maria di Novellara, in provincia di Reggio Emilia, con alcuni musicisti di quella zona. C’era Demetrio, un fisarmonicista di Novellara, e con lui, Renzo, un saxofonista di Fabbrico e Nefro, un batterista di Campagnola Emilia. Fu proprio quest’ultimo che una sera ci invitò tutti a mangiare i cappelletti in brodo fatti da sua madre. Dopo averne mangiati almeno un paio di piatti a testa, ci consigliò di vuotare nel brodo rimasto, un bicchiere di lambrusco. Era una abitudine che si usava nelle case di campagna, dove si lavorava la terra. Ci sembrò buonissimo, anche se dopo ci girava un po’ la testa. Anna, oggi ha preparato un brodo di carne e io ho voluto riprovare quello stesso sapore di allora, ma non era proprio la stessa cosa…”. A raccontare, sul suo profilo, è un Gianni Morandi che non ha mai dimenticato gli anni di Novellara, piccola capitale della musica della bassa reggiana. Di anni ne sono apssati tanti. Demetrio è Demetrio Subazzoli di Novellara, fisarmonica, gli altri componenti del gruppo erano Nefro Lusuardi di Campagnola e Renzo Azzari di Fabbrico al sax: provavano nella Rocca dei Gonzaga, suonavano nei paraggi ma fecero anche un tour in Romagna, tra San Mauro Mare e Bellaria. Strumento, impianto e musigisti dovevano stare tutti su di una fiat 1400. Pare guadagnassero da 1.000 a 1.500 lire a serata: Gianni aveva 15 anni, a 17 anni firmò il primo contratto discografico. E sapeva montare e smontare tutto. Nonostante le origini non reggiane, Gianni dimostra di sapere bene la differenza tra tortellini e cappelletti, ed anche di ben collocare l’usanza di mettere il lambrusco nel brodo, che tipicamente conduce verso la bassa mentre altrove genera atroci critiche: soprattutto se avviene coi tortellini. Ma, nella musica come a tavola, i gusti spesso sono gusti.