Sanremo: un trionfo – solo – televisivo?

La settantesima edizione del Festival di Sanremo si conclude con ascolti imponenti che significano, naturalmente, elettrizzanti commenti entusiastici per gli organizzatori della kermesse. In effetti, si tratta televisivamente di un vero e proprio capolavoro che ha tra l’altro calamitato completamente l’attenzione dell’Italia intera e di qualsiasi organo d’informazione per una settimana intera, facendo passare in secondo piano ogni altro tema. Solo i mondiali di calcio o il Superbowl oltreoceano riescono a fare altrettanto: e non tutte le 70 edizioni del festival della città dei fiori sono riuscite in questa missione.

 

Magistrali le polemiche: reali o artefatte che siano state. Il gioco di azione e reazione, l’arte di provocare un problema e poi risolverlo hanno saputo polarizzare anche i social media e condurre anche quel pubblico ad essere arruolato nell’evento-tv. Il momento più alto in questo senso è stato naturalmente lo showdown Morgan-Bugo: lievitato in 24 ore è esploso in una scena che nemmeno il più accanito sceneggiatore di talk show sarebbe riuscito ad immaginare. Chi conosce Morgan ti dice che non c’era naturalmente nulla di calcolato: lui è così, stop. Credibile. Ma Morgan ha fatto tutto ciò che in ogni animo umano, anche quello più candido, c’è – nascosto – quando ti danno un microfono in mano davanti ad un pubblico: dire esattamente quello che di – discutibile – gli passava per la testa. E’ stato un “Corazzata Potemkin” su base ritmica. E l’incidente ha dato modo ad un vero genio assoluto, Fiorello, di entrare nella storia con un recupero in diretta assolutamente funambolico: colpisce la sua disponibilità a fare l’animatore di villaggio turistico – dichiaratamente – a fianco dell’amico Amadeus. Fa comodo avere a tuo fianco un amico come Fiorello, nella vita, anche quanto ti fermano in macchina e non hai la cintura. In qualche modo ci salterete fuori.

 

Pensate un po’ che si son lette polemiche persino sui look: è un po’ che non si frequentano sfilate di moda, evidentemente. Achille Lauro sembra uscito semplicemente dalla collezione di uno dei principali brand italiani, che fattura miliardi di dollari in tutto il mondo e che non citeremo appositamente.

 

Insomma, tutto questo ha oggettivamente vinto la sfida di avere un 70mo Festival che fosse al centro dei cuori degli italiani, che vincesse la sfida con il web e dimostrasse la sua vitalità. Tuttavia, è fuori discussione che Sanremo è sempre Sanremo, ma francamente la musica è non così utile a questo disegno: tutto il resto, sì. Va bene anche un Benigni una tacca sotto le sue prestazioni migliori anche solo come recitazione. Va bene veder zompare come a Ballando con le stelle la moglie del calciatore. Va bene scoprire che la canzone che ha vinto è stata scritta per la ex che è arrivata un po’ più sotto in classifica. Ma poi, se ti chiedi cosa resterà davvero di questa edizione e della sua playlist e frughi nel tuo orecchio beh: ben poco. Anzi, una cosa sì. La voce di Vincenzo Mollica. Perché hai pensato che l’hai sentita per l’ultima volta intervistare un vincitore di Sanremo. E, accidenti, ti è proprio dispiaciuto.