Vasco Rossi: “La musica salva sempre e può combattere la disperazione”

Un’intervista nata “già con le parole” quella che Vasco ha rilasciato a Luca Valtorta per Repubblica. Se è vero, infatti, che le sue canzoni nascono da sole, è altrettanto vero che le sue dichiarazioni “sbucano” con quell’imprevedibile certezza che lo caratterizza da sempre. Nessun filtro, nessun bisogno di intervenire sempre o di insegnare qualcosa, ma l’esigenza di comunicare quello che è, senza nessuna mediazione con la razionalità.

Quella sincerità che ce lo fa sentire empaticamente dalla nostra parte, con le nostre stesse debolezze e frustrazioni, quella cosa che ti fa pensare che se anche il Comandante resta con la testa fra le mani, lo puoi fare anche tu senza vergognartene. E non – come spiega bene nell’intervista – in base al principio del “mal comune, mezzo gaudio”, ma secondo l’insegnamento latino del cum-patire, del condividere anche la sofferenza.

C’è proprio tutto, c’è Vasco e ci siamo anche noi, raggomitolati nelle aspirazioni adolescenziali, nella giovane sicumera di chi ha appena iniziato un percorso e si sente invece già arrivato, nella ricerca del carpe diem perfetto, nel travagliato bilico fra la voglia di non deludere i propri genitori e la ricerca della nostra strada, quel tutto il mondo fuori che spesso non coincide con la visione che noi ne abbiamo.

Un vado “quasi” al massimo, un freno imposto dai grandi, dalla società, da sempre impegnata a dirci cos’è il nostro bene. Succede nella scelta degli studi, nella ricerca del posto fisso come fonte di affermazione sociale, ma spesso negazione del nostro essere. Non è, infatti, del tutto vero quello che, sorridendo, dice Vasco. La polemica ritrosia nei confronti del posto fisso c’era ai tempi di Vita spericolata, ma resiste – rigorosamente sottovoce – anche adesso che sono purtroppo cambiate, insieme al contesto oggettivo, le condizioni soggettive, che ci vedono quasi rassegnati. Ci siamo svegliati ed era tutto qui.

Da questa – azzardo – versione scritta di Modena Park persona e personaggio combaciano perfettamente. C’è la curiosità, c’è lo studio vero, quello affrontato per colmare le lacune di ragioneria, c’è la curiosità, c’è una visuale ironica di alcune forme di contestazione politica che ha solo chi ha ben chiaro chi è e cosa vuole ed è talmente dentro la protesta che si può permettere di sorridere dei metodi.

Vasco riesce a tirare fuori il montanaro che è in noi e a dirgli di non sentirsi emarginato. E lo fa non attraverso proclami, ma raccontando il suo vissuto di adolescente che viene emarginato in città perché “scende” dalla montagna. Una non-lezione di Politica in un periodo in cui la politica si permette di fare lezione sul vissuto di tanta povera gente, perdendo di vista il percorso verso la soluzione.

Io non so se Simone di Torre Maura ascolti Vasco Rossi, ma nel suo a me nun me sta bene de annà sempre contro le minoranze c’è proprio la sintesi perfetta del messaggio che il Blasco lancia nella sua intervista, comprese le ripetizioni tanto osteggiate da chi si ostina a guardare il dito e non la luna.

EVA