STEFANO BENNI – UNA PIETRA MILIARE DELLA LETTERATURA ITALIANA
Quando scompare un grande artista è sempre un lutto per tutti. E definire Stefano Benni solo uno scrittore è certamente riduttivo. Lui era un artista delle parole. Le rigirava, le inventava, creava mondi fantastici, un fantasista della parola, le utilizzava per creare un umorismo tutto suo, che molti definiscono malinconico, ma che sicuramente sapeva guardare e riflettere con profonda leggerezza la fragilità dell’animo umano.
È scomparso nella sua Bologna proprio oggi, all’età di 78 anni, dopo il calvario di una lunga malattia che lo ha costretto ad abbandonare il suo mestiere, lasciando però dietro di sé, romanzi che hanno raccontato una generazione, fornito mondi alternativi in cui rifugiarsi per scappare dalla spesso mediocrità della realtà. Primo fra tutti Bar Sport pubblicato nel 1976, la sua opera prima che descrive, con il suo inconfondibile humor e un tocco di surreale, la realtà dei bar italiani di provincia e che, nonostante l’avvento degli anni duemila, è ancora del tutto attuale.
Poi non dimentichiamo Stranalandia del 1984 e La Compagnia dei Celestini del 1992 da cui è stata tratta una serie a cartoni animati. Saltatempo del 2001 definito vagamente autobiografico, “un vero e proprio salto dalla guerra partigiana alle rivoluzioni sessantottine, ambientato in un paesino
che può essere quello di tutti, col fiume, il bar, le vigne”; celebri sono le parole di Libero, padre di Lupetto detto Saltatempo: “Ci hanno venduto, uno per uno. Hanno venduto le nostre povere vite e la nostra storia, per fare una storia insieme agli altri, una storia finta, che non ha neanche un lieto fine, finisce nell’indifferenza per tutto e per tutti.
Se gli servirà a far voti, ci insulteranno pure.”
È stato anche autore televisivo, fra tutti per Beppe Grillo, e grande amico dello scrittore francese Daniel Pennac.
Importante fu anche il suo coraggio nell’esporsi all’interno della società italiana, con una satira pungente e gesti rilevanti, primo fra tutti, il rifiuto, nel settembre del 2015, del premio Vittorio de Sica (premio che si attribuisce ogni anno ad alte personalità italiane e straniere distintesi nelle arti) come segno di protesta contro i tagli alla cultura e alla scuola messi in atto dal Governo Renzi.
Unica e geniale la sua capacità di ridere e allo stesso tempo opporsi alla realtà del nostro tempo.
Terminiamo, quindi, con uno dei suoi aforismi più significativi e che, in un certo qual modo, raccontano questo momento: “A volte il silenzio non è vuoto: è solo una frase che non sa uscire.”
Da – Il bar sotto il mare
M.L.