Cremonini: “riaccendere la musica”. L’appoggio di Bonaccini. Franceschini ottiene le prime aperture dal Governo.

Cesare Cremonini interviene sul blocco dell’attività dello spettacolo dal vivo e della cultura su La Stampa. Una presa di posizione decisa, pacata, lucida: “Gli interessi politici ed economici che hanno spinto il Governo a dare risposte chiare e tempestive sull’utilizzo degli stadi per gli eventi sportivi, devono corrispondere in breve tempo ad una adeguata risposta per quando riguarda il mondo dello spettacolo e della cultura. Noi tutti aspettiamo quindi con fiducia che questa programmazione venga allargata al settore, nel rispetto di tutti i protocolli, al mondo della cultura e dell’intrattenimento.”

L’appello di Cesare non è caduto nel vuoto. A rispondere, sullo stesso quotidiano, è stato il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini:

“Gentile direttore,
ho letto l’appello lanciato ieri da Cesare Cremonini sul vostro giornale. Non credo mi facciano velo né la stima personale verso Cesare, né la sua provenienza dalla straordinaria scuola emiliano-romagnola, se dico che le riflessioni di un grande artista che conosce la fatica di chi lavora nella musica – in molti casi lontano dai riflettori, dietro a un palcoscenico o a un impianto luci – meritano davvero di essere prese sul serio.
Cesare ha ragione. Il mondo della musica, dello spettacolo e più in generale quello della cultura hanno bisogno di un segnale forte, chiaro e immediato. Gli operatori del settore da più di un anno navigano a vista, senza certezze per il proprio futuro. Quasi che il Paese avesse emesso la sentenza “fine pena mai”. A rischio ci sono tante migliaia di posti di lavoro. Perché stiamo parlando di una vera e propria industria, ma non sempre con solide fondamenta: la stragrande maggioranza dei rapporti di lavoro, in questo ambito, sono di tipo autonomo e legati a singoli progetti; una condizione diffusa di precarietà che nella pandemia si è trasformata in molti casi in disperazione. E noi non possiamo permettercelo, non è giusto e non è neppure possibile. Perché la filiera culturale rappresenta un’eccellenza italiana nel panorama globale, una delle nostre ‘grandi bellezze’, carta vincente che il nostro Paese dovrà giocarsi quando la pandemia sarà alle spalle. Per giocarci quella carta, però, bisogna che la cultura e il suo lavoro non muoiano, che le persone che ne animano la produzione e la rappresentazione non siano andate a fare altro, nel frattempo, come purtroppo sta accadendo. Il primo segnale forte deve essere la riapertura: una ripartenza certa, in sicurezza, comunque al più presto. Soprattutto e a partire dagli spazi aperti. Il secondo segnale netto è che la cultura non viene dopo altro. Concordo con Cremonini, pur da grande appassionato di sport quale sono, peraltro come lui: sarebbe incomprensibile una disparità di trattamento con gli eventi sportivi. Anche solo il dubbio che si possano fare differenze per veri o presunti interessi economici sarebbe insopportabile. Il terzo segnale è riconoscere questa industria, per quanto vale e quanto pesa anche dal punto di vista economico. E cominciare a trattarlo meglio. Nel 2018 in Emilia-Romagna abbiamo approvato la legge regionale per la musica – un unicum nel Paese – che ha finanziato politiche di promozione e formazione, sostegno a scuole, cori e bande, ai nuovi autori e ai giovani talenti, ai circuiti e alle produzioni locali, favorendo la creazione di una rete di valorizzazione del patrimonio regionale. Insieme al territorio abbiamo voluto la nascita della RCF Arena a Reggio Emilia (Campovolo), 100mila posti, unica in Europa, spazio pensato per concerti e spettacoli. Dopo lo scoppio della pandemia, fra le attività e i settori a cui destinare i ristori regionali abbiamo inserito cinema, operatori culturali e della creatività, gli spettacoli viaggianti. E con l’assessore alla Cultura, Mauro Felicori, abbiamo sostenuto la nascita del Manifesto “Per gli invisibili” e la sua attività per richiamare l’attenzione sulla situazione di artisti e lavoratori dello spettacolo.

Musei, mostre, teatri, arene concerti meritano un orizzonte di riapertura e di investimento, una risposta concreta e un segnale di speranza. Le parole pronunciate dal ministro Dario Franceschini sono confortanti, pienamente condivisibili, e le Regioni hanno approvato proprio oggi linee guida per la sicurezza che vanno in questa direzione.
Senza cultura l’Italia non riparte. Senza cultura l’Italia non esiste. E’ parte della nostra storia, della nostra identità, del nostro futuro. E’ creatività, lavoro, crescita, innovazione, saperi. E’ un campo aperto, anzitutto per i giovani, per i talenti, per chi ha amore per le cose belle. Se davvero la cultura conta qualcosa non possiamo lasciarla ultima”.

Stefano Bonaccini
Presidente Regione Emilia-Romagna”

Nel frattempo, si susseguono le notizie dei rinvii delle grandi tournée all’anno prossimo: oltre a Cremonini stesso, Zucchero che ha ricalendarizzato al 2022 le sue serate – già pienissime – all’Arena di Verona sono arrivate analoghe notizie per Arena Campovolo – Ligabue ed Una Nesssuna Centomila – e per Vasco.  Difficile è oggi avere certezza per grandi eventi con decine o centinaia di migliaia di persone. Si aprono, però, speranze per eventi più piccoli e controllabili.  Ieri il Governo ha infatti lasciato intravvedere una possibilità di ripartenza: dal 26 aprile.

Si tratterebbe di un via libera per piccoli eventi: fino a 500 persone al chiuso, mille all’aperto, con la possibilità per le regioni di fare deroghe per grandi concerti eventi culturali, a fronte di garanzie in termini di sicurezza analoghe a quelle degli eventi sportivi, dove pare si sia arrivati a una percentuale di capienza degli impianti importante. Il Comitato Tecnico Scientifico pare dunque aver accettato in toto le richieste avanzate dal ministro della Cultura Franceschini. 

Franceschini, stesso del resto, lancia un messaggio proprio il giorno prima della manifestazione degli artisti in Piazza del Popolo a Roma, chiamati a raccolta dal movimento dei Bauli. Il ministro dichiara: “Ringrazio tutti quelli che saranno in piazza, i messaggi che arrivano dal mondo dei lavoratori dello spettacolo sono molto utili. Abbiamo bisogno tutti di un’estate con piazze e strade pieni di spettacolo, musica, danza e prosa“. Il presidente di Assomusica Vincenzo Spera così si esprime: “Siamo fiduciosi che questo primo passo vedrà un progressivo ampliamento verso forme più idonee ai luoghi in cui si terranno gli spettacoli”, scrive. Anche se sottolinea la necessità di un percorso progressivo che porti presto a lavorare “in sicurezza ma anche con maggiore sostenibilità economica”. Anche Anec (cinema) parla di “un primo passo, un segnale per il settore”.  Insomma, qualcosa si muove. Forse la musica si riaccenderà.