novità musicali: NUVOLARI, la delicatezza di un giovane cantautore

Il cantante che stiamo per conoscere oggi arriva direttamente da Piacenza, terra di mezzo tra l’Emilia e la Lombardia.

È nato nel 1996 e così solo a guardarlo, sembra molto più grande della sua età anagrafica.
Ha lo sguardo serio, ben conscio della propria persona e di ciò che ha scelto per sé. Sembra appartenere ad un’epoca passata e la sua musica, cantautorale, delicata, lo testimonia, così lontana da quella che ascoltano i suoi coetanei.

C’è un po’ del giovane Concato nella sua voce, c’è Lucio Dalla nella scelta del suo nome d’arte, così onirico e sognatore.

Si chiama Matteo Pisotti ed ha sempre una chitarra tra le braccia, come compagna, come amica.

Canta in modo intimo, scrive emozioni senza pretese e con la sua sensibilità arriva dritto alla parte emotiva dell’ascoltatore.

I suoi esordi sono un po’ simili a quelli di tutti coloro che sono nati in provincia. I corsi di musica che seguono la scuola dell’obbligo, i vari saggi in cui quel palcoscenico di fine anno diventa tanto grande e importante quanto quello di Sanremo, la musica che da hobby diventa sempre più parte integrante delle proprie giornate, impiegate ad esercitarsi e strimpellare con gli amici che diventano, a un certo punto, compagni di band, nelle più remote sale prove di provincia.

E così da piccoli, si cresce, fino a diventare grandi abbastanza per capire che la musica non è più l’amica del tempo perso, ma la protagonista del proprio tempo. In tutto questo via e vai, dalla provincia, ci si sposta nella città, bacino di nuove esperienze, nuovi legami, nuove sonorità, che si fondono con la propria interiorità e l’ambiente universitario di Milano diventa un aiuto in più per comprendere meglio chi e cosa vogliamo.

E così è stato per Matteo, che a un tratto ha deciso di chiamarsi Nuvolari, un nome d’arte che si sente cucito addosso.

Bomba Dischi, forse la più importante etichetta italiana indipendente del momento, che colleziona artisti del calibro di Calcutta, Pop X, Giorgio Poi, Franco 126, ha deciso di credere in lui, conferendo produzioni e arrangiamenti in grado di non snaturare la delicatezza e la leggerezza di questo artista.

Si chiama Persiani la sua prima creazione e proviene direttamente dal lavoro suo e di Bomba Dischi.

È leggera come una bolla di sapone, profonda come i cantautori del passato, semplice nell’arrangiamento e pertanto immediata.

“Dietro al modo in cui scrivo e canto non c’è un calcolo. Non ho mai deciso di scrivere in un certo modo piuttosto che in un altro, semplicemente scrivo così. Poi è giusto dire che cerco sempre una logica nella scrittura, soprattutto per quanto riguarda la musica: la scelta di un passaggio o di un accordo non frutto del caso. Però spesso le prime parole delle canzoni mi vengono da dentro: non ho mai scritto una canzone pensando ‘Bene, ora voglio scrivere di questa cosa in particolare e in questo preciso modo.”

Per celebrare la sua e la nostra terra, ha scritto e pubblicato qualche mese fa, Emilia, una dichiarazione d’amore e di mancanza nei confronti della propria terra natia, verso il suo passato, che nonostante il presente e il futuro, non ha mai dimenticato.

Qui il testo, poetico e profondo che accompagna una musica leggera e tenue, mai artefatta, che tocca le corde dell’intensità e che culla quel sentimento di malinconia proprio di chi deve allontanarsi dalla propria terra.

Sogno case d’argilla
Nei campi dell’Emilia
Cielo, piangi tu per me
Io ho finito le lacrime
Le ho finite in una grande città
Che il mio nome pronunciare non sa
Le ho finite con molto dolore
Ora tutto qui ha lo stesso sapore
Nelle vie, nelle piazze, nei bar
Nelle scritte d’amore sui tram

Sogno case di bambù
E cieli di vaniglia
Cielo, ridi un po’ per me
Io ho finito le lacrime
Le ho finite per una donna che
Non ho conosciuto davvero mai
Le ho finite con molto dolore
Ora tutto il mondo è uguale per me
Nelle vie, nelle piazze, nei bar
Nelle code all’ingresso dei club

Ma tu sei il rettangolo di cielo
Quando esco dalla metro
E ridai sapore nuovo
A tutto il mondo che avevo dietro

Quando si ascolta questo artista è preferibile chiudere gli occhi; con gli occhi chiusi, si sente meglio.

Martina Lusetti