LA TRAP IN EMILIA-ROMAGNA: FENOMENO o FENOMENO da BARACCONE?

Se si parla di trap dobbiamo necessariamente parlare di fenomeno, perché diversamente non possiamo definirlo.
La trap è contesto non è solo musica, non è solo testo, è modo di fare, di vestire, di parlare.
È slang, è stile di vita.
Sembra quasi essere una nuova forma di rivoluzione da parte dei giovani, un andare contro ai conformismi sociali e scardinare quelli che sono i punti fermi dell’arte della musica.
Ed è così che sparisce la melodia, lasciando spazio ad un qualche suono su ritmiche hip hop accentuate e bassi prorompenti e scompare il testo, lasciando il posto a borbottii, versi, pensieri frammentati, parole legate per lo più al sesso e alle droghe (non a caso il termine trapping significa spacciare), senza il timore del giudizio popolare. E proprio questa spudoratezza divide il pubblico, tra coloro che gridano al miracolo, individuando qualcosa di avanguardistico e unico e altri, gli haters, che ne odiano le modalità e i contenuti. In questo modo nascono i trapper, meno rapper, meno musicisti, ma sicuramente più personaggi, sempre più tatuati e più agghindati di ori e collane, diventando sponsor umani anche di celebri brand, fondendo in loro il mondo della musica e dell’immagine.
E anche qui nella nostra terra, tra Liscio e Lambrusco, la trap trova spazio fra i giovani, portando alla luce personalità tra le più controverse in Italia.

Primo fra tutti non possiamo non citare Young Signorino, uscito alla ribalta ormai tre anni fa con Mmh ha ha ha, scatenando l’opinione pubblica con i suoi 33 milioni di visualizzazioni su Youtube, il cui vero nome è Paolo Caputo, classe 1999 e nato a Cesena.
A soli 19 anni, con i tatuaggi sul volto e lo sguardo perso nel vuoto, diventa una star del web e Mmm ha ha ha diventa virale con le sue parole spezzate e le frasi senza senso compiuto, quasi a emulare uno stream of consciousness alla Joyce o puro abbattimento delle convenzioni sociali?

Forse non lo sapremo mai. Di certo sappiamo che ora quel personaggio non esiste più.
Ora, a 22 anni, Young Signorino è sposato, è diventato padre e rinnega completamente la prima parte della sua carriera, definendola troppo negativa e poco ragionata.
La musica che ci propone adesso è più morbida, eterea, discostandosi dalla comune trap e riportando all’interno del testo un contenuto fatto di descrizioni, desideri, sogni, significato più profondo di un vero e rilevante mutamento della propria persona, che egli afferma essere avvenuto grazie alla moglie, che lo ha salvato dalla sua vita precedente, fatta di cliniche psichiatriche e droghe.
Tutto ciò è riscontrabile negli echi reggaeton, estivi e romantici di Mon Amour, singolo di lancio del suo primo album Calmo, uscito a novembre 2020, che vanta inoltre la collaborazione con Vinicio Capossela nella rivisitazione de La peste in +Peste, brano spietato contro il mondo del web e dei social (dedicato in particolare a Tiziana Cantone, colei che si tolse la vita dopo che un suo video intimo finì in Rete, “immolata sulla colonna infame dell’ultima pestilenza”). Quello stesso mondo che aveva portato alla ribalta Young Signorino in tutta Italia, innalzandolo sul carro dei vincitori, per poi riempirlo di insulti e minacce l’attimo dopo.
In Calmo la trap ritorna ad essere più rap, cloud, la ferocia di certe frasi muta in malinconia, la sfacciataggine diventa introspezione.
Questa pseudo calma otterrà lo stesso successo della spudoratezza iniziale?
Ai posteri l’ardua sentenza.

Ora dalla Romagna passiamo all’Emilia e più precisamente a Parma.


È qui che si trova Bello FiGo, nato in Ghana nel 1992 e trasferitosi a Parma nel 2004.
Se nell’artista precedente c’era la volontà di creare un linguaggio musicale nuovo e controcorrente, qui invece c’è il piglio del tormentone.
D’altronde, Tutti sanno che mangio pasta con tonno, con tonno! Dopo due volte che la senti, che tu lo voglia ammettere o meno, già lo ripeti.

Qua più che di trap, si parla di rap, trash rap come la definiscono i più, che di certo non mira alla qualità del prodotto, ma bensì allo scherno e alla parodia.
Sicuramente la volgarità è al primo posto nel vocabolario del rapper, ma senz’altro il colore della sua pelle e il modo di fare autoironico, gli permettono di giocare con gli stereotipi che lo riguardano in prima persona. Tutto ciò è riscontrabile in Sono bello come profugo, dove si burla della sua stessa condizione di immigrato, Swag razzismo, lo definisce, o in Non pago affitto (…perché sono nero).

Proprio quest’ultimo brano qualche mese fa ha scatenato il putiferio all’Istituto Aldrovandi-Rubbiani di Bologna: una docente, durante la lezione in Dad, fece ascoltare il pezzo alla classe con la volontà di aprire un dibattito sul linguaggio utilizzato dai rapper odierni, il più delle volte sessista e per riflettere sui messaggi che essi veicolano ai giovani. È inutile dirlo, anche qui si parla di milioni di views su Youtube e quindi di un pubblico molto giovane che parte anche da fasce di età che vanno dagli 11 ai 12 anni. La professoressa in questione ha acceso l’ira dei genitori, contrari a questa sua scelta e appoggiati da Fratelli d’Italia e già si sa, che tale episodio, verrà riaperto in Parlamento, dove ci si domanderà se i genitori hanno il diritto o meno di assistere alle lezioni dei figli.
Anche qui l’opinione pubblica è divisa su chi afferma si tratti di pura autoironia e comicità e chi di un fenomeno da baraccone che vuole solo far parlare di sé.
Certo è che se ne parla e si continua a parlarne.
Martina Lusetti