Mal di Testi – Luciano Ligabue – Bar Mario

Esce domani, 30 marzo 2021, in tutte le edicole, la discografia completa del rocker emiliano Luciano Ligabue in un’edizione speciale a volumi che andranno poi a completare una raccolta volta a celebrare questo artista emiliano che ha saputo conciliare le sue varie doti creativa in un’unica figura.
I suoi 23 anni di carriera, verranno festeggiati appunto da domani con questa iniziativa a lui dedicata.
Ligabue, oltre ad essere diventato assoluta icona della musica rock, ci ha regalato emozioni incredibili con la scrittura di romanzi e la regia di film che sono rimasti nella storia.
Per la rubrica “Mal Di Testi” abbiamo scelto di occuparci di un brano-simbolo datato 1990, ma sempre attuale.
All’interno dell’omonimo album, “Ligabue”, tra le 11 tracce proposte, spicca quella dal titolo “Bar Mario”.
In questo periodo storico caratterizzato dalla pandemia del Covid-19, un vaccino di sicuro successo è la musica.
Cantare e suonare sono due attività essenziali che durante più di un anno di virus hanno accompagnato le nostre giornate, quasi da poterle definire le Astrazeneca o Pfizer dell’anima.
Quale canzone quindi risulta più adatta da analizzare se non “Bar Mario”?
Quanti di voi sperano nella riapertura dei locali, per ricominciare a vivere la cosiddetta normalità?
Ebbene, il nostro amato Liga, nel 1990 all’interno della sua cara città di nascita Correggio, già dedicava le sue parole scelte con cura a un Bar, diventato poi mitico.

Andiamo a guardare bene cosa ci raccontava questo testo :

Il buio arriva, ma non è mai troppo spietato
c’è qualche stella, è come un disegno spezzato

Questa prima immagine, poetica e al contempo precisa, ci racconta il buio di “certe notti” padane, capaci di regalare sempre un briciolo di luce anche nell’oscurità più severa. Il “disegno spezzato” da qualche stella ci ricorda inoltre, seppur involontariamente, come la Natura sia la più grande opera d’arte mai esistita. Siamo nella provincia reggiana, l’atmosfera è quella del paesino. Queste sono però anche le zone che hanno “dato i natali” al “Correggio”, pittore del Quattrocento che ci regalò un nuovo modo di concepire la pittura seppur ispirandosi ai grandi maestri (quali Leonardo, Raffaello, Michelangelo e Mantegna). Punto di riferimento del “Correggio” fu soprattutto la Luce (l’antagonista par excellence del buio), protagonista assoluta anche nell’incipit del brano del nostro Liga Nazionale.

Qualche lampione, piccolo lume isolato e freddo e perduto. Le strade vuote non c’è neanche il classico cane
Ha vinto ancora signora televisione
Signora o troia? Agita il culo sembra con intenzione

In questo passaggio del testo, Ligabue, rivela il suo caratteristico stile da scrittore contemporaneo (ricordiamo i suoi romanzi “Fuori e dentro il Borgo”, 1997 – “La neve se ne frega, 2004) alla Tondelli, in cui le immagini vengono narrate in modo disinvolto e giovanile. Queste strade vuote, così simili a quelle del lockdown, ci raccontano che la gente sia inchiodata davanti alla televisione, qui etichettata dall’epiteto di “troia”. Il mass-media tv prende sembianze umane, attraverso quello che in letteratura viene definito meccanismo di “personificazione”. E cosa fa questa televisione? Agita il culo -sembra- con intenzione.
Viene qui descritto quello che oggi con una terminologia inglese definiamo “twerking”, un tipo di ballo che prevede lo scuotimento delle natiche portato in Italia alla ribalta da un’altra emiliana doc, ovvero Elettra Lamborghini.

Il commendatore gioca la carta sbagliata
il suo compagno proprio non l’ha digerita
Però sta zitto, tanto con lui non si vince mai una partita

Da qui in poi si inizia ad entrare nel vivo della descrizione dei personaggi che popolano il “Bar Mario”, partendo da colui che viene soprannominato “il commendatore”, uno che sembra talmente bravo a giocare a carte da risultare imbattibile.

Bistecca intanto urla per una primera
E sul suo letto si sta ballando un bolero
Sua moglie brucia di febbre di vita e si sta facendo le cure
La guardia si fa un caffè poi se ne va

Abbiamo un altro protagonista cruciale, caratterizzato da un soprannome curioso, ovvero “Bistecca”. Mentre vince per aver fatto “primera” ( deriva dal francese “prime” e letteralmente assume il significato di “giudice supremo”. In Italia si usa spesso per indicare la vincita in alcuni giochi di carte) la moglie sta festeggiando con qualcun altro (?) all’interno della propria camera da letto.

Mario da un colpo di straccio al banco del bar
(ritornello ripetuto per 3 volte)

Il titolare del bar, il celebre Mario, con quel “colpo di straccio che dà al banco del bar” sembra simboleggiare la vita, flusso di eventi che scorre senza giudizio alcuno e che -con un colpo di straccio – lava via ciò che è stato per far entrare nuove cose senza pensarci troppo su.
C’è profondità in questo gesto descritto con così tanta leggerezza.
Sulla figura di Mario dobbiamo prestare particolare attenzione poiché si tratta del vero nome di Mario Zanni, barista di San Martino in Rio ( a due passi da Correggio), personaggio realmente esistito e venuto, purtroppo a mancare lo scorso anno, per la precisione il 10 luglio 2020 all’età di 80 anni tondi tondi.
Era stato interpretato nella pellicola “Radiofreccia” (1998) da un indimenticabile Francesco Guccini, qui in un’insolita, ma memorabile veste d’attore.

Il gatto segna il territorio a suo modo
Che sia ben chiaro a qualsiasi altro felino
A meno che non sia un bestione violento ed assassino
Si sente un tuono ma solo Rombo che passa
Lo stereo a balla, cento watt buoni per cassa
Il grosso gli urla dove andare poi gli fa anche la mossa
Tanto Rombo domani ripasserà

E dopo il “classico cane” citato a inizio testo, ora abbiamo il gatto, figura molto presente, piena di significati misteriosi afferenti al campo semantico dell’esoterismo. Questo gatto cosa fa? Segna il proprio territorio, mentre vengono introdotti altri due clienti abituali del bar : “Rombo”, la cui auto fa un rumore simile al rombo di un tuono col suo “stereo a balla” ( dove “a balla” è tipica espressione gergale della zona e significa ad altissimo volume).
Abbiamo poi “Il grosso” che sembra mandare “Rombo” a quel paese, facendogli anche una tipica mossa folcloristica.

Il cavaliere torna dalla cavalcata
saluta Mario che chiede beh, com’e’ andata
lui con le dita fa un numero esagerato proprio impossibile
Dice: *Dammene una e segnamela*

Mario, quando entra il “Cavaliere”, gli fa una domanda particolare, ovvero gli chiede “Come è andata?”. Mario è osservatore onnisciente, colui che tutto sa. La rispota del “Cavaliere” non avviene a parole, ma attraverso un numero segnato con le dita, come a dare un voto a qualcosa. Una performance sessuale? La “cavalcata” a cui ci riferiamo lascia spazio a pochi spazi interpretativi, a meno che non sia una puntata di cavalli…
La conversazione si conclude in modo abbastanza chiaro, con il “Cavaliere” che ne chiede “una” : sarà una birra? Non la paga subito, ma chiede a Mario di segnare sul proprio conto.
E Mario cosa fa?

Mario sputa e tira fuori i conti del bar
Mario impreca e tira fuori i conti del bar
Mario sbuffa e tira fuori i conti del bar

Mentre Mario sbuffa e inizia a far di conto, sembra ripetersi la scena narrata poco prima.

Il gatto segna il territorio a suo modo
che sia ben chiaro a qualsiasi altro felino
a meno che fosse un bestione violento ed assassino
Si sente un tuono ma e’ solo rombo che passa
lo stereo a balla cento watt buoni per cassa
il grosso gli urla dove andare e poi gli fa anche la mossa
Tanto rombo domani ripassera’

I “tempi morti”, la cadenzata routine della vita di paese sembrano ripetersi infiniti in questi gesti ripetuti che diventano un’amorevole abitudine. E’ ora ormai, Mario è stanco anche lui.

Mario manda tutti a nanna e poi chiude il bar

Dafne D’Angelo