VASCO BRONDI: PAESAGGIO DOPO LA BATTAGLIA – IL NUOVO ALBUM

La modernità, tutti quei mezzi, quei nuovi stratagemmi che la tecnologia ci porta sul piatto della contemporaneità, spesso ci discostano dal senso primo delle cose. E credo che questo capiti anche nel mondo dell’arte, un organismo vivo fatto di carne, ossa e pensieri, di tanti tasselli emozionali che non si dovrebbero mai perdere, mai abbandonare.
E il mestiere dell’artista non è altro che questo, trasformare in arte le emozioni più sincere, per arrivare ad una forma di catarsi vera e propria, come il mondo del teatro greco ci ha insegnato secoli orsono. Creare arte che sia uno specchio per tutti, in cui riconoscersi, in cui sentirsi meno soli.

Tutto questo ci aspetta nel nuovo disco di Vasco Brondi, la messa in musica di quelle sensazioni che abbiamo provato tutti sulla nostra pelle, “tra canzoni che sono richiami, richiami per gli esseri umani.”

Chitarra nera prima, poi Ci abbracciamo, sono i due brani che anticipano l’uscita, il 7 maggio, del nuovo album del cantautore di Ferrara, vincitore della Targa Tenco nel 2008, e Paesaggio dopo la battaglia è il nome che ha scelto per questo suo nuovo lavoro, pieno di una storia che ci accomuna tutti, pieno di libertà private e vite che cambiano, pieno di tutto ciò che è rimasto e di come si è trasformato.

Paesaggio dopo la battaglia sono le strade vuote dei centri che aspettano di essere ripopolate, sono i teatri con i sipari chiusi che aspettano di essere riaperti, siamo noi che guardiamo fuori dalla finestra quegli spazi dove prima correvamo senza il timore di non rivederli. È la speranza di aver vinto questa dura battaglia.

Stavolta Vasco ha usato il suo nome di battesimo per presentarsi di nuovo al suo pubblico, nessun nome d’arte (Le luci della centrale elettrica, ndr), e come sempre nessuno stratagemma tecnologico-musicale, la sua voce nuda e cruda così com’è, spontanea, sincera.

La Terra, l’Emilia, la Luna, quel sapore di underground, di chitarra al collo e di strada, di locale semibuio in cui l’ho visto suonare dal vivo per la prima volta, sembra essere parte integrante di lui, nonostante gli anni degli esordi siano ormai lontani. E con quel suo modo di fare musica, di scrivere tutti quei pensieri che si sovrappongono e corrono come saette nella nostra mente, ha creato un genere.

Ci abbracciamo, uscita il 30 aprile, ha il gusto della speranza, usa il presente poiché è una volontà ora reale, non più un desiderio volto al futuro.
Ci abbracciamo io e te e non sappiamo in che epoca siamo, forse è ciò che abbiamo realmente pensato, senza dirlo ad alta voce, quando per la prima volta, dopo tanto tempo, abbiamo abbracciato chi amiamo, chi abbiamo dovuto tenere lontano durante questo difficile tempo storico.

Nel videoclip del brano, ambientato nel Teatro della Pergola di Firenze e girato da Giorgio Testi (che ha lavorato con artisti del calibro di Amy Winehouse, Rolling Stones, Oasis) troviamo all’inizio una breve apparizione di Stefano Accorsi, come macchinista del teatro e subito dopo, in primo piano, il volto di Vasco, che ci guarda dritto negli occhi, e due ballerini alle sue spalle, intenti in un volteggiare antico, un rimando al passato. Come ci spiega magistralmente Stefano Accorsi al termine del videoclip, si tratta di una Polka chinata, una danza di corteggiamento folkloristica bolognese, risalente ai primi del Novecento e ballata in origine da soli uomini, “fisicamente impegnativa, quasi acrobatica, prevede che i danzatori, abbracciati l’uno all’altro, girino vorticosamente, mentre si piegano sulle ginocchia, quasi fino a terra.” Alessandro Sciarroni scopre questa danza nel 2018 e l’intento è ora quello di farla rivivere nuovamente.

Amate, fate quello che volete, come disse Sant’Agostino, ripetuto come grido alla contemporaneità, ribadito come mantra contro la solitudine che è entrata, un po’ per forza, nella vita di tutti e che termina con un ammonimento, un consiglio, non aspettate.
Ecco come tale frase, così immediata, ma al tempo stesso profonda, con questa danza antica tutta al maschile e protagonista, sul palcoscenico del teatro, riesce ad acquistare, forse, un significato in più, un significato arcobaleno.

Chitarra nera, al contrario della precedente e uscita il 6 aprile, è il lato opposto della medaglia, l’ombra che si contrappone alla speranza. È solitudine pura, è la mente che parla da sola con se stessa, è la storia di un uomo che si auto-narra attraverso la storia di un amico, è un pensare ad alta voce a ciò che si è fatto e a quello che non si è fatto, alla lontananza, a ciò che cambia e che non tornerà.

Nel videoclip, per la regia di Daniele Vicari, Elio Germano impersona tutti noi nel percorso tortuoso di questa solitudine, tra la nebbia grigia e i boschi, tra la montagna maestosa e le stradine di un paese desolato, il camminare incessante della debolezza dell’uomo che vuole emergere a tutti i costi, “Non diventeremo perfetti mai, non illumineremo nessuno, pieni di difetti, niente di cui vergognarsi, anzi li facciamo vedere meglio salendo sui palchi, sotto le luci a gridare: Guardami, guardami sono così.”

E tra il sentimento di invincibilità che invade il nostro mondo, ecco l’artista che rivendica invece il senso di umanità dell’uomo e a proposito di tale brano, Vasco racconta che questa è stata la prima canzone che ha scritto dopo tanto tempo, uscita da sola, in autonomia, e nell’uscire da sola, non aveva neanche più la forma di una canzone, ma più di un discorso. Un monologo che a tratti diventa dialogo, dialogo con noi stessi, dialogo con un amico.

Paesaggio dopo la battaglia muta i flussi di coscienza in flussi di energia, fa diventare io e te un noi, la battaglia di uno, la battaglia di tutti.

“C’è un’orchestra di fiati e di archi, un coro, molti sintetizzatori, un pianoforte, qualche chitarra, tre produttori, nessuna casa discografica. Questo disco mi è sfuggito di mano a un certo punto, il momento più bello è stato quando ho visto che non era solo mio, ma anche delle persone che avevo attorno e che non ne avevo del tutto il controllo. […] È pieno di battaglie intime e collettive, personali e universali.”

E per concludere, finalmente, possiamo segnalarvi le prime date per quest’estate che speriamo di poter vivere in musica:
28 giugno – Milano – Castello Sforzesco
30 giugno – Fiesole (Firenze) – Teatro Romano
13 luglio – Bologna – Sequoie Music Park
16 luglio – Collegno (Torino) – Flowers Festival
21 luglio – Como – Villa Olmo Festival
18 luglio – Villafranca (Verona) – Castello Scaligero
30 luglio – Gardone (Brescia) – Vittoriale degli italiani

Martina Lusetti